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Gli Ospiti di Casa 4 Venti e il Gruppo Fiaba

09

APR

2021

Gli Ospiti di Casa 4 Venti e il Gruppo Fiaba

Agli ospiti della Casa 4 Venti viene proposta quindicinalmente la partecipazione al Gruppo Fiaba, condotto dalla psichiatra, dottoressa Marialucia Moalli, referente clinica della Comunità. Le fiabe rappresentano in modo semplice e puro l’inconscio collettivo.

L’obiettivo dell’attività è, essenzialmente, dare voce ai contenuti psichici che prima non ne avevano, permettendo agli ospiti di riappropriarsi del proprio patrimonio psicologico. L’obiettivo è dunque rivitalizzare i pazienti, facendo riemergere l’anima della persona, evitando che i contenuti e le esperienze psichiche vadano perse.

Il gruppo permette di entrare in relazione con tutti nel medesimo momento, ed è un grande attivatore sul piano relazionale e psicologico.

Il vantaggio, in questa proposta di lavoro psicoterapico, è il LINGUAGGIO, perché il linguaggio delle fiabe è democratico, universale e attinge ad esperienze archetipiche presenti da 3000 anni nell’inconscio collettivo, descrivendo la storia di tutti. La tradizione orale della fiaba ha origini molto antiche, e accomuna ogni gruppo etnico. In tale modo la distanza tra le persone viene meno, e il gruppo si unifica.

La conduzione del gruppo segue un criterio progettuale definito e noto ai partecipanti, il conduttore è unico, ma è assistito da un educatore che ha lo scopo di collaborare in un’ottica di osservazione partecipata, in modo da lasciare la gestione ad un’unica voce, il cui ruolo è quello di narratore della fiaba e di moderatore del dibattito. Il confronto si apre su ciò che viene evidenziato e che emerge spontaneamente, i contenuti vengono indirizzati dal conduttore, il quale ha la funzione di contenimento di eventuali angosce che potrebbero emergere, data la natura di questa attività, che attinge nel profondo.

Gli ospiti della Casa 4 venti partecipano con entusiasmo a questa proposta riabilitativa, intrecciando le riflessioni sull’etica derivante dalla morale della fiaba, il senso di giustizia, che conclude tutte le narrazioni fiabesche fino a qui affrontate, ai temi legati all’infanzia, alla perdita, alla solitudine, al timore dello stigma della malattia mentale.

La rappresentazione fiabesca del proprio mondo interiore, un mondo strettamente connesso ad una radice primitiva e infantile fatta di angosce, passioni, amore, odio, invidia, porta gli ospiti ad esprimere il proprio interno. Chi fatica di più a schiudersi nella quotidianità della convivenza comunitaria, trova in questo strumento la possibilità di aprire su episodi personali del proprio passato, in un moto di energia condivisa, che sprona anche altri ospiti all’espressione di alcune parti di sé. Successivamente, in un setting diverso, quindi a colloquio con la psichiatra, i contenuti possono essere ripresi e rielaborati individualmente.